Non c'è altro Dio al di fuori di Cristo

Scritto da Francesco di Maria.

 

In una celebre antifona della liturgia cattolica è espresso l’essenziale della nostra fede: il disegno del Padre si compie nel fare di Cristo il cuore del mondo. Il significato più specifico e peculiare della paternità di Dio è che Egli ha offerto ab aeterno e nella stessa temporalità storica il suo figlio unigenito e ontologicamente dotato della sua medesima divinità per la salvezza dell’umanità intera. La paternità di Dio si manifesta indefettibilmente in Cristo, in quanto eterno Figlio, per mezzo di Cristo, in quanto Salvatore del mondo, e in funzione di Cristo, in quanto sovrano assoluto dell’universo e di tutti gli esseri creati. Dio è l’Onnipotente ma il tratto più distintivo di questa onnipotenza è la sua paternità, il cui punto più alto è costituito dall’amore indistruttibile verso quel Figlio che gli appartiene intimamente ed indissolubilmente e verso quelle creature per il cui riscatto dal peccato e della morte Egli giunge persino a sacrificarlo attraverso un’intesa spirituale che li accomuna entrambi in un’unica volontà divina di procurare una salvezza eterna al genere umano. Per questo nessuno può conoscere Dio se non attraverso Cristo che ce lo ha rivelato con la sua vita terrena, con il suo insegnamento e la sua opera di universale redenzione. E nessuno può parlare di Dio come Padre se non alla luce di quel Figlio che ha accettato di sacrificarsi per ognuno di noi con un insuperabile atto d’amore. Anzi disconoscere il Figlio significa disconoscere la vera entità della potenza e della misericordia del Padre.    

Perciò, il disconoscimento o misconoscimento ebraico di Cristo comporta che gli ebrei preghino, se pregano, un Dio diverso dal vero e unico Dio, un Dio che essi continuano a percepire in modo parziale e sostanzialmente erroneo perché non comprensivo delle integrazioni e delle sostanziali rettifiche addotte proprio da Cristo al loro modo di percepirlo. Cristo, mandato per amore dal Padre, per amore cerca di istruire i giudei ovvero il suo popolo sul senso genuino delle Scritture e sulla originaria ed autentica identità divina, anche al fine di purificare la fede liberandola da tutta una serie di storture e deviazioni non derivanti da Dio ma semplicemente dalla mente fallibile e spesso ipocrita degli uomini. Ma molti giudei, a cominciare dai sommi sacerdoti, lo hanno respinto e lo hanno crocifisso. Queste cose le apprendiamo dallo stesse parole di Gesù e dai vangeli che costituiscono, com’è noto, insieme alla santa Tradizione e al magistero della Chiesa, la fonte primaria e indiscutibile della fede cattolica.  

Gli ebrei oggi, nell’ignorare ostentatamente Cristo, continuano ad illudersi di conoscere Dio, di pregarlo e amarlo con tutto il cuore, perché Gesù ha detto chiaramente: «Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (Mt 11, 27). Gesù è la chiave esclusiva di accesso al Padre: chi non crede in lui e nella sua parola, chi non crede che egli è Figlio di Dio e Dio egli stesso, chi non crede che da lui dipende la vita o la morte eterna di ognuno di noi, non può né conoscere, né pregare, né amare Dio ma al più può invocare solo un simulacro di Dio. Chi, non in buona fede ma per superbia e per arroganza umana e spirituale, si ostina a perseverare nel suo stato di ignoranza e di insana ribellione, si preclude da solo la possibilità di ottenere una vita immortale ed una perenne felicità.

Abbiamo il dovere di dirlo, non per fare polemica o per scoraggiare il sentimento ecumenico e la possibilità stessa di una effettiva riconciliazione tra ebrei e cristiani, ma solo per contribuire modestamente ad orientare il cosiddetto dialogo nel solco della verità soggettiva e oggettiva della fede cristiana e cattolica che non può in alcun modo e per mezzo di nessuna autorità umana prescindere dai dati rivelati e riposti fedelmente nei vangeli.

Alcuni fratelli ebrei, da sempre onestamente protesi alla ricerca della verità, nel corso dei secoli sono approdati e continuano ad approdare a Cristo; ma ci sono anche tanti, forse troppi rabbini che, per inconfessabili ragioni personali e per evidenti ragioni di nazionalismo politico, continuano ad alimentare, come i sommi sacerdoti, i farisei e gli scribi di ieri, immagini profondamente distorte e menzognere della divinità, sollecitando non trascurabile parte della pubblica opinione ebraica a rimanere orgogliosamente ferma in un atteggiamento spirituale completamente sbagliato e deleterio per se stessa e per la pace nel mondo. 

A molti di costoro, che chiudono preventivamente la loro coscienza alla divinità di Cristo e che nutrono nei suoi confronti un odio inconfessato, nostro Signore rivolge anche oggi queste parole: «le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me» (Gv 5, 36-47).

I cattolici credono, sulla base di queste precise parole, che i fratelli ebrei possano conoscere ed amare Dio solo convertendosi a Cristo. Dialogare, naturalmente, si può sempre: non solo con gli ebrei ma con tutti, ma il dialogo che il cattolico può proporre è solo nel nome e per conto di Cristo. E’ bene che ebrei e non ebrei ne prendano atto per evitare di pensare che possano darsi sinceri e onesti processi di collaborazione e di fraterna amicizia a prescindere dal riferimento alla divina persona di Cristo e che i cattolici possano astenersi dal pregare il loro Signore di illuminare e riscaldare le menti e i cuori di quanti ancora non credono in lui. Essi non possono astenersi non per fare dispetto a qualcuno ma semplicemente per esaudire il desiderio espresso dal loro Salvatore. Davanti alla volontà di Dio, certe richieste apparentemente paritarie o egalitarie (del tipo: rispettiamoci senza che nessuno pretenda di affermare la superiorità del proprio Dio) ma sostanzialmente interessate e strumentali, non hanno alcun valore e rivelano solo la meschinità di gente mossa non già da una sincera ricerca di Dio ma da amor proprio e vanità personale.

Tra gli ebrei e anche tra personalità ebraiche molto autorevoli non mancano uomini e donne oneste che percepiscono nitidamente in Cristo una forte presenza umana intrisa di soprannaturalità, anche se non sono molto frequenti i casi di dichiarato accoglimento della fede cristiana. Non lo sono oggi come non lo erano ieri: «anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla Sinagoga. Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio» (Gv 12, 42-43). Ma a chi ha già aperto il cuore a Cristo, il Signore concederà prima o poi la grazia di professare apertamente la sua fede in lui.

Papa Benedetto, benché nella Sinagoga Maggiore di Roma abbia detto per inciso il 17 gennaio 2010 che ebrei e cristiani “pregano lo stesso Signore”, è ritornato subito dopo indirettamente su questo punto per sottolineare che non c’è altro Dio al di fuori di Cristo, in quanto Dio si è rivelato nella sua totalità unicamente in Cristo, in quanto «in tutti i tempi, gli uomini percepiscono l’esistenza di Dio, un Dio unico, ma che è lontano e non si mostra», mentre in «Cristo questo Dio si mostra, il Dio lontano diventa vicino» (Benedetto XVI, Progressi e difficoltà nel cammino ecumenico, in “L’Osservatore Romano” del 21 gennaio 2010). Dunque, per riprendere l’invito paterno e amorevole di Pietro: «Sappia…con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso…Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro» (Atti 2, 36-40). Amen.