I vescovi devono intervenire sulle cosiddette unioni civili

Scritto da Giovanni Masserotto.

 

Vittorio Bellavite, portavoce di “Noi siamo Chiesa” (come se gli altri non lo fossero!), uno dei cosiddetti “movimenti di base” del mondo cattolico, ha pubblicato sul sito del suo gruppo un comunicato in cui esorta i vescovi italiani a non voler interferire sulla legge avente per oggetto le unioni civili che, tradotta in soldoni, è la legge che consente agli omosessuali di contrarre matrimonio con tutti i diritti e i benefici di legge che ne derivano, a cominciare dal diritto coniugale di crescere o allevare figli non si sa bene provenienti da dove al pari di tutte le coppie eterosessuali regolarmente sposate.

Poiché disapprovo profondamente questo comunicato che, per la delicatissima natura degli argomenti cui si riferisce, tende a creare non solo confusione ma anche una insana inquietudine nella comunità cattolica, e poiché intendo criticarla punto per punto al fine di mostrarne l’assoluta inconsistenza spirituale e teologica, cito per intero qui di seguito il documento suddetto, che si apre con un perfido e pretenzioso invito ai vescovi italiani ad essere «in sintonia con papa Francesco e» ad avere «il buon senso di non occuparsi più delle unioni civili», procedendo subito dopo alla sua confutazione.

Ecco il testo: «Per quanto ciò possa sembrare incredibile il fatto è all’attenzione di tutta l’opinione pubblica e dei media: ancora una volta la regolamentazione legislativa delle unioni di fatto, etero ed omo, sta diventando l’occasione di uno scontro che minaccia la stessa stabilità del governo.

La Conferenza Episcopale, per bocca di Mons. Enrico Solmi presidente della Commissione CEI sulla famiglia, e l’Avvenire sono scesi in campo, cosí come hanno fatto nelle scorse settimane contro il progetto di legge sull’omofobia.

Ci troviamo di fronte alle vecchie barricate, quelle fondate sui “valori non negoziabili”? Al solito sono barricate fondate sull’argomentazione che bisogna occuparsi prima di tutto della “vera” famiglia, il resto non è mai urgente.

Ma ci chiediamo allora per quale motivo i cattolici, che governano il paese con le massime responsabilità dal dicembre del 1945, hanno fatto una ben misera politica della famiglia ed anche in tempo di vacche grasse. Al contrario, per esempio, della “laica” Francia. E ci ricordiamo dell’Appello di Giuseppe Alberigo che, in situazione analoga, il 14 febbraio del 2007 scriveva: “L’intervento della Presidenza della Conferenza Episcopale per imporre ai parlamentari cattolici di rifiutare il progetto di legge sui “diritti delle convivenze” é di inaudita gravità. Con un atto di questa natura l’Italia ricade nella deprecata condizione di conflitto tra la condizione di credente e quella di cittadino…..Denunciamo con dolore, ma con fermezza, questo rischio e supplichiamo i Pastori di prenderne coscienza e di evitare tanta sciagura, che porterebbe la nostra Chiesa e il nostro Paese fuori dalla storia”.

Ai nostri vescovi, se davvero sono decisi a scendere in campo con stile ruiniano alla “Family day”, vogliamo chiedere di riflettere bene, di avere un po’ di buon senso e di consapevolezza del momento in cui siamo ora e che è differente da prima. Osserviamo loro che:

– i propositi, avanzati con troppa sicurezza nei convegni di Todi 1 e di Todi 2, di organizzare un consenso “cattolico” si sono rapidamente esauriti;

– l’ipotesi di un centro politico che fosse padrone degli equilibri istituzionali, con la lista di Scelta Civica, non ha avuto successo;

– ma soprattutto e anzitutto papa Francesco ha rovesciato il tradizionale approccio ai problemi della famiglia. Si leggano il testo del suo incontro con i superiori degli ordini religiosi e i problemi reali come sono posti nel questionario proposto dal Sinodo dei vescovi alla discussione dei credenti.

Noi ci aspettiamo e speriamo che il vento “che viene dall’altra parte del mondo” rovesci nel nostro paese mentalità e prassi pastorali che rendono più difficile l’annuncio della Parola di Dio. La grande maggioranza del popolo dei credenti sta con il vento di papa Francesco”». Questo il testo. Vediamo dunque di fare chiarezza.

1. Le unioni di fatto come occasione di scontro che minaccerebbe la stessa stabilità di governo. Premesso che, per un seguace assennato di Cristo, unica forma naturale e legittima di matrimonio è quella che si riferisce all’unione tra un uomo e una donna, e che questo tuttavia non implica il disconoscimento per le cosiddette coppie omosessuali di diritti individuali da stabilire nel quadro del diritto privato, lo scontro non è certo causato dai vescovi che hanno sempre il dovere di testimoniare con la parola e la vita la loro fede nei santi insegnamenti evangelici, tra i quali quello centrale relativo alla non deturpazione dell’ordine naturale creato da Dio, ma da un esercito di gente empia e corrotta che persegue scopi perversi e che annovera tra le sue file anche un cospicuo numero di cristiani colpevolmente ignari del loro errore. Quanto alla stabilità di governo, non è detto che essa sia sempre e comunque desiderabile, e ancor meno risulta esserlo se un governo è incapace di sollevare un popolo da condizioni di povertà e di precarietà economica e di tutelarne realmente la dignità morale e giuridica;

2. Non sarebbe il caso di spaccare un Paese sulla solita vexata quaestio dei “valori non negoziabili”. Può darsi senz’altro che tale questione sia stata talvolta agitata e utilizzata in passato in modo strumentale ed ipocrita anche da parte delle gerarchie ecclesiastiche, ma ciò non toglie che la Chiesa tutta non abbia comunque il dovere di difendere persino contro il mondo intero tutto ciò che biblicamente non risulti essere assolutamente “negoziabile”. Il matrimonio come unione esclusiva tra uomo e donna e quindi come unione specifica che non ammette altre forme di convivenza matrimoniale resta un “valore non negoziabile” allo stesso modo di come non negoziabile è il diritto di ogni essere umano al lavoro e ad un lavoro dignitosamente retribuito ovvero proporzionato alle capacità e ai meriti individuali di ognuno pur nel rispetto delle finalità generali del bene comune. Ove, semmai, i vescovi nella loro generalità meriterebbero un qualche richiamo allorché si mostrano talvolta titubanti ed incerti proprio in materia economica e sociale e ancora più ambigui dal punto di vista politico;

3. l’appello del 2007 di Giuseppe Alberigo alla Conferenza Episcopale Italiana a non esercitare pressioni sui parlamentari cattolici italiani al fine di respingere “il progetto di legge sui diritti delle convivenze”. Evidentemente il prof. Alberigo, a ragione o a torto, non aveva molta stima dei parlamentari cattolici italiani se pensava di dover implorare i vescovi a non costringerli ad atti contrari alla loro libertà di coscienza. Un parlamentare cattolico sa autonomamente di non poter votare leggi che non siano inequivocabilmente compatibili con la volontà di Dio e d’altra parte di non poter accettare ingiunzioni sbagliate o ingiuste anche se esse venissero dalle più alte autorità ecclesiastiche. Inoltre Alberigo, nel caso specifico, presumeva troppo disinvoltamente di essere nel giusto;

4. l’ipotesi, a suo tempo salutata favorevolmente da parte della gerarchia ecclesiastica, di un centro politico cattolico che fosse padrone degli equilibri istituzionali, con la lista di Scelta Civica, non ha avuto successo. Questo è vero e sarebbe stato deprecabile in vero che tale ipotesi si rivelasse vincente visto che, se c’è un politico (che tale, a dire il vero, non è, essendo un economista) di cui la comunità politica non dovrebbe mai sentire il bisogno, questi è proprio quel Mario Monti nel quale incredibilmente la Chiesa cattolica aveva visto una specie di salvatore della patria. La Chiesa continua a sbagliare clamorosamente a tutt’oggi nel considerare l’on. Enrico Letta, che frequenta non casualmente gli stessi ambienti accademici e finanziari di Monti, un uomo capace di servire onorevolmente il popolo italiano. Tutto ciò, tuttavia, non sembra avere alcuna relazione con l’intervento critico della Chiesa e di alcuni organi di stampa cattolici avverso le unioni di fatto e i provvedimenti legislativi che le riguardano;

5. I vescovi farebbero bene a sintonizzarsi meglio con papa Francesco che avrebbe rovesciato il tradizionale approccio ai problemi della famiglia. Papa Francesco è senza dubbio un papa innovativo e ben voluto dai fedeli di tutto il mondo per la semplicità e la chiarezza dei modi in cui si propone come vescovo di Roma e pastore della cattolicità, ma egli non ha “rovesciato”, né avrebbe potuto rovesciare, proprio nulla rispetto al “tradizionale approccio ai problemi della famiglia”: ha semplicemente introdotto nuove tonalità e nuove modulazioni, senza dubbio significative, nel modo di trattare, con rigore tuttavia immutato rispetto alla più avanzata tradizione della Chiesa, questi stessi problemi. Per cui appare del tutto strumentale e demagogico il tentativo di condizionare l’operato dei vescovi attraverso un confronto ricattatorio ma inappropriato o non pertinente con papa Francesco;

 6.  Noi ci aspettiamo e speriamo che il vento “che viene dall’altra parte del mondo” rovesci nel nostro paese mentalità e prassi pastorali che rendono più difficile l’annuncio della Parola di Dio. La grande maggioranza del popolo dei credenti sta con il vento di papa Francesco.  A Bellavite va ricordato non solo che papa Francesco non può stare che con Cristo e non con il Cristo “troppo umano” e “troppo mondano” di certi movimenti cattolici di base o di certi movimenti ecclesiali pure riconosciuti dall’autorità ecclesiastica, ma anche e soprattutto che “il vento dello Spirito soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va”(Gv 3, 5); e che, pertanto, nella Chiesa di Cristo tutti si aiutano e devono aiutarsi vicendevolmente: il papa aiuta i vescovi e i fedeli come i vescovi e i fedeli aiutano il papa, il clero aiuta i laici credenti e quest’ultimi aiutano il clero.

A Bellavite e al suo movimento “Noi siamo Chiesa” va altresí rivolto l’invito fraterno a ravvedersi per i molti errori commessi contro la Chiesa di Cristo. Basti pensare che tale sedicente movimento cattolico progressista chiede, sulla base di una fraintesa idea di Chiesa semper reformanda, l’accesso a tutti i ministeri ordinati per le donne, l’equiparazione della condizione omosessuale a quella eterosessuale, l’eliminazione dell’obbligo del celibato per i presbiteri ovvero per coloro che hanno già rinunciato al matrimonio nel momento di essere ordinati sacerdoti e la riammissione al ministero di quei preti sposati che ne facciano richiesta, la radicale revisione di certe indicazioni pastorali e magisteriali sulla sessualità alla luce del principio di libertà di coscienza individuale e di coppia. Che è francamente abbastanza per ritenere inattendibile chi presuma oggi di poter dare lezioni di vita e di etica cristiana ai vescovi della odierna Chiesa cattolica!

I vescovi testimonino pure liberamente e coraggiosamente sulla legge relativa alle unioni civili, non meno di quanto è cristianamente auspicabile che essi siano capaci di intervenire sempre con uguale forza spirituale su tutti i temi scottanti dell’umanità contemporanea, ivi compresi naturalmente quelli concernenti il mondo del lavoro, che vanno dalla condanna di ogni genere di sfruttamento dei lavoratori al riconoscimento della necessità morale e socio-economica del lavoro e di un giusto e dignitoso salario per ogni essere umano, dalla denuncia di meccanismi economico-finanziari truffaldini e addirittura criminali che tendono sempre più vistosamente ad espropriare individui e popoli della loro legittima ricchezza alla riprovazione di ogni forma illecita e degradante di attività economica e di profitto.